Storia del Comune di Saltara




Saltara vista dalla Villa del Balì


Saltara vista da Calcinelli, con l'immancabile gru e palazzina in costruzione

Collocata su un colle che domina la Valle del Metauro a 160 mt sul livello del mare, forse deriva il suo nome da saltarius il guardiaboschi; oppure come vuole un’antica leggenda, da saltus arae a ricordo di un altare innalzato per placare con sacrifici un dragone che abitava i boschi della zona. Plausibilmente Saltara è da intendersi come zona boschiva.
Saltara sorge in un territorio ricco di storia e tradizione, qui vicino fu combattuta la battaglia fra Romani e Cartaginesi nell’anno 207 a.C. Il castello conteso fra i Malatesta ed i Montefeltro fu sede importante di mercati e fiere. Saltara conobbe il suo massimo splendore nel periodo medioevale quando si resse a Comune e si fortificò contro le incursioni degli abitanti di Fossombrone e Cagli, contrasse alleanza con la vicina Fano, passando sotto il dominio dei Malatesta di Rimini. In seguito retta fino al 1805 da un capitano generale eletto dalla comunità di Fano, passò successivamente sotto il dominio dello Stato Pontificio.



la scalinata

i mercati coperti


Nel piccolo centro storico caratteristico è ben conservato il percorso della cinta muraria e la scalinata di accesso al Castello (sempre visitabile) ed i Mercati Coperti che erano utilizzati anticamente quale passo carrabile per permettere l’accesso nel centro abitato dei generi di prima necessità; solo successivamente i luoghi coperti (attuale Via Uguccioni) vennero adibiti a mercato settimanale per una concessione dei Malatesta nel 1489. Prima di tale data il mercato si teneva fuori dalle mura.
Nel 1449 Novello Malatesta concedeva all’Università di Saltara (e così a tutta la collettività) di aprire il mercato una volta la settimana e precisamente il mercoledì. Non esistendo negozi, il mercato si svolgeva al coperto per ragioni igieniche.
L’architettura si presenta a portico; in Italia una simile struttura si può trovare solo nel borgo di Brisighella, piccolo comune nei pressi di Faenza.



il portico di Brisighella (RA)


Chiese e monumenti.


Chiesa del Santissimo Sacramento.


Piccolo edificio dedicato alla Vergine con un’unica navata e due cappelle laterali. Non si conosce l’anno di edificazione, ma una lapide attesta che nel 1595 si provvide ad un restauro. L’opera di maggiore interesse artistico è nella cappella di sinistra: l’affresco che raffigura la Madonna della Misericordia attriubuita a Giovanni Antonio Bellinzoni, pittore pesarese che aveva operato in Saltara eseguendo gli affreschi nella Chiesa di S. Francesco di Rovereto. Pure riconducibile alla mano del Bellinzoni è l’affresco raffigurante la Madonna con il Bambino in una nicchia della Sacrestia della Chiesa. Nella Chiesa del Soccorso è stata recentemente ricollocata sopra l’altare, al termine dei lavori di restauro, la tela raffigurante l’Ultima Cena, di scuola Baroccesca. Quest’opera risulta essere la copia esatta del dipinto di Federico Barocci che è collocato nella Cappella del Sacramento del Duomo di Urbino

Santuario della Villa.


Il Santuario della Villa


Edificato nel 1790. La solida facciata in mattoni è opera di Cesare Selvelli. La gradinata ed il parapetto sono di Prospero Selvelli. L’interno è a pianta ottagonale, una colonna con capitello riccamente decorato scandisce i vertici dell’ottagono. Di notevole interesse, all’interno della cantoria, un antico organo a canne recentemente ricollocato nella sede originaria a seguito dei lavori di restauro.

Chiesa di S. Pietro Celestino


Chiesa di S. Pietro Celestino

Antica sede della Confraternita dei Dolori dedicata a Pietro Murrone monaco calabrese eletto papa con il nome di Celestino V. All’interno sul primo altare a sinistra è collocato l'affresco di S.Irene e S.Sebastiano trafitto da frecce. Il quadro è attribuito a scuola baroccesca.

La Villa del Balì


la Villa del Balì


La Villa del Balì si trova in località S.Martino, in posizione dominante rispetto a Saltara ed ai paesi limitrofi. La villa ristrutturata nel 1564 da Vincenzo Negusanti, vescovo di Dalmazia e decano del Concilio di Trento, come luogo di studi, riposo e meditazione, ha assunto l’apetto esterno attuale nel XVIII sec. dopo molte ristrutturazioni e rimaneggiamenti. Inizialmente dotata di quattro torri angolari che servivano da osservatorio astronomico, oggi ha una facciata lineare scandita da finestre profilate in pietra ed una scalinata d’accesso al piano nobile a doppia rampa. Fu ceduta nel 1667 al Conte Antonio Marcolini, Balì dell’ ordine dei cavalieri di S. Stefano Papa e Martire, e rimase di proprietà della famiglia Marcolini fino al 1852, per divenire proprietà della Compagnia di Gesù e poi del Comune di Fano.

S. Francesco in Rovereto: Chiesa e Convento.


la chiesa di S. Francesco in Rovereto


Uno dei primi conventi francescani delle Marche, luogo scelto da S. Francesco in una delle soste del suo apostolato. Deve il suo nome ad una selva di roveri posta in un pendio. La chiesa, tipico esempio ad aula tardogotica, contiene opere realizzate nell’arco di cinque secoli. Nel fianco laterale della grande chiesa, si può ancora vedere la chiesina originaria, iniziata ad edificare nel 1434.


S. Francesco in Rovereto: interno con affreschi


L’interno della chiesa è parzialmente ricoperto da affreschi tra i quali la preziosa opera raffigurante la Crocefissione attribuita ad Allegretto Nuzzi, l’affresco più antico e sicuramente più importante dal punto di vista artistico. Il dipinto murale è posto nel nucleo primitivo dell’edificio sacro, dove la leggenda vuole che S. Francesco si fermò a pregare. Nell’abside è l’affresco della Crocefissione con la Vergine, S. Giovanni e Santi databili intorno al 1436 ed attribuiti a Giovanni Antonio Bellinzoni. Nella Parete destra della chiesa è l’ affresco della Madonna in trono con bambino attribuita ad un pittore locale, tale Paolo da Serrungarina. Infine nella navata di sinistra prezioso dipinto, Tela dei Cordigeri, commissionato e donato ai francescani dalla Congregazione dei Cordigeri di Saltara.